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C’è un pregiudizio silenzioso che circola nei corridoi dell’alta dirigenza italiana. L’idea è questa: “Se ho bisogno di un coach o di uno psicologo, significa che non sono abbastanza forte per farcela da solo.”

Oggi voglio smontare questa credenza ospitando nel mio blog la testimonianza di Alessandro (nome di fantasia per vincoli di riservatezza, storia reale al 100%), CEO di un’azienda manifatturiera con oltre 150 dipendenti. Alessandro è l’archetipo del cliente che arriva nel mio studio: 48 anni, successo economico indiscutibile, ma un senso di logoramento interiore che stava iniziando a erodere sia la sua salute che i margini dell’azienda.

Ecco com’è andata la nostra conversazione sul “Prima” e il “Dopo” il percorso in Human People Capital.


Luca Pecorari (LP): Alessandro, andiamo dritti al punto. Quando ci siamo conosciuti due anni fa, eri molto scettico. Cosa pensavi del coaching psicologico?

Alessandro (CEO): Scettico è un eufemismo, Luca. Ero prevenuto. Vengo da una cultura aziendale vecchia scuola: “Testa bassa e lavorare”. Per me, il coaching era quella roba americana dove ti fanno urlare frasi motivazionali o ti fanno camminare sui carboni ardenti. Pensavo: “Ho costruito un’azienda da 20 milioni di euro da solo. Cosa può insegnarmi uno psicologo sul mio business?” La mia convinzione era che la psicologia servisse a chi aveva problemi mentali, non a chi doveva gestire un CdA.

LP: E cosa ti ha spinto a cambiare idea e a chiamarmi?

Alessandro: La solitudine. E i risultati che non crescevano più. Ero arrivato a un punto in cui l’azienda dipendeva totalmente da me. Se andavo in ferie tre giorni, si bloccava tutto. Ero diventato il collo di bottiglia della mia stessa creatura. Mi svegliavo alle 4 di notte con l’ansia, non per i problemi reali, ma per la paura di dimenticare qualcosa. Ho capito che il problema non era il mercato. Il problema ero io. Il mio “software mentale” non era più adatto alla dimensione che avevamo raggiunto.

LP: Durante il nostro percorso, abbiamo lavorato molto con tecniche di PNL e Ipnosi Ericksoniana. Qual è stato il momento di svolta (l’Insight) per te?

Alessandro: Ricordo perfettamente quella seduta. Stavamo lavorando sulla delega. Tu mi hai fatto notare che il mio perfezionismo non era “amore per la qualità”, ma era una forma di sfiducia paranoica verso i miei manager. Hai usato una frase che mi ha segnato: “Alessandro, tu li paghi da dirigenti ma li tratti da stagisti. Ovvio che non performano.” Abbiamo lavorato per “riprogrammare” la mia associazione mentale tra Controllo e Sicurezza. Ho capito che potevo essere sicuro anche senza controllare ogni singola mail. È stato come togliersi uno zaino di 50kg dalle spalle.

LP: Parliamo di risultati. I CEO amano i numeri. Cosa è cambiato concretamente in azienda dopo il tuo cambiamento interiore?

Alessandro: È stato un effetto domino.

  1. Tempo: Ho recuperato circa il 30% del mio tempo operativo. Questo mi ha permesso di dedicarmi alle acquisizioni strategiche (che prima non avevo tempo di seguire).

  2. Clima: I miei direttori sono rifioriti. Sentendosi responsabili, hanno smesso di venire da me per ogni sciocchezza e hanno iniziato a portare soluzioni.

  3. Fatturato: L’anno successivo al nostro lavoro abbiamo fatto un +18%. Non perché io lavorassi di più, ma perché l’azienda ha iniziato a correre da sola. Ah, e ho ricominciato a dormire 7 ore a notte. Quello non ha prezzo.

LP: Cosa diresti a un tuo collega imprenditore o manager che legge questo blog e pensa di “non avere tempo” per la psicologia?

Alessandro: Gli direi che sta facendo un errore di calcolo gravissimo. Noi facciamo manutenzione ai macchinari, aggiorniamo i software, ristrutturiamo gli uffici. Ma trascuriamo l’asset che prende tutte le decisioni: la nostra mente. Investire su un percorso di Executive Coaching serio (non fuffa motivazionale) è l’investimento con il ROI più alto che ho fatto negli ultimi 10 anni. Non fatelo quando siete già bruciati. Fatelo quando volete fare il salto di qualità.


L’Analisi dell’Esperto (Luca Pecorari)

La storia di Alessandro dimostra una verità fondamentale del metodo Human People Capital: L’azienda non può crescere più di quanto cresca la mente del suo Leader.

Alessandro non aveva bisogno di un corso di “Time Management”. Sapeva benissimo come gestire l’agenda. Aveva bisogno di scardinare una credenza identitaria (“Se non faccio io, non è fatto bene”) che limitava il suo potenziale. Una volta rimosso quel blocco psicologico, le competenze tecniche che aveva già sono esplose.

Se ti riconosci anche solo in parte nelle parole di Alessandro – nella solitudine, nel sovraccarico, nella sensazione di essere l’unico a tirare la carretta – forse è arrivato il momento di fare la stessa telefonata che ha fatto lui.