Se digiti “Business Coach” su Google, trovi di tutto. Dai guru che promettono ricchezza in 24 ore, agli ex manager che dispensano consigli non richiesti, fino ai motivatori che ti urlano di “crederci”.
Capisco bene perché molti CEO e Imprenditori seri guardino a questa figura con diffidenza. Hanno ragione. Il 90% di ciò che si trova sul mercato è rumore di fondo.
Ma se guardiamo ai vertici dell’economia mondiale – da Eric Schmidt (ex CEO di Google) a Bill Gates, fino ai grandi atleti come Sinner – scopriamo un fatto interessante: tutti hanno un Coach. Perché? Sono insicuri? Non sanno fare il loro lavoro? Al contrario. Hanno un coach proprio perché vogliono continuare a vincere in un gioco che diventa sempre più veloce e complesso.
Oggi voglio fare chiarezza. Voglio spiegarti chi è e cosa fa un Business & Executive Coach professionista (specialmente uno con un background clinico come il mio), e perché è l’asset più strategico che puoi inserire nel tuo CdA.
Cosa NON è un Executive Coach
Sgomberiamo il campo dagli equivoci.
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Non è un Consulente: Il consulente ti porta le risposte (“Fai così”). Il Coach ti pone le domande che ti costringono a trovare la tua risposta migliore. Il consulente ti dà il pesce; il coach affina la tua tecnica di pesca.
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Non è un Mentore: Il mentore è il “saggio” che ha già fatto il tuo percorso e ti racconta come ha fatto lui. Utile, ma limitato alla sua esperienza. Il Coach lavora sul tuo potenziale, anche se state esplorando territori nuovi per entrambi.
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Non è uno Psicologo (in quel momento): Anche se io sono psicoterapeuta, nel coaching non curiamo patologie del passato. Lavoriamo dal presente verso il futuro. L’obiettivo non è la guarigione, è l’Eccellenza.
Il Ruolo Reale: Lo “Sparring Partner” Intellettuale
Immagina un pugile che si prepara per il titolo mondiale. Non si allena colpendo il sacco. Si allena sul ring con uno sparring partner. Qualcuno che sappia incassare, che sappia rispondere, che lo metta in difficoltà in allenamento per fargli vincere il match vero.
Ecco, io faccio questo per i CEO. L’Executive Coach è un professionista addestrato all’ascolto attivo e alla maieutica che crea uno spazio di pensiero ad alta intensità.
Il mio lavoro si basa su un’equazione semplice, formulata da Timothy Gallwey:
Performance (P) = potenziale (p) – interferenze (i)
Tu hai già il potenziale (tecnico, strategico). Il mio lavoro non è insegnarti a fare il CEO. Il mio lavoro è eliminare le Interferenze (paure, bias cognitivi, credenze limitanti, cecità emotiva) che ti impediscono di esprimere quel potenziale al 100%.
Perché la “Doppia Anima” fa la differenza?
La maggior parte dei coach ha solo un background di business o solo un background umanistico. La mia unicità in Human People Capital sta nell’essere un ibrido.
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L’anima Business (HR/Banca): Capisco cosa significa margine, EBITDA, ristrutturazione, pressione degli stakeholder. Non vivo sulle nuvole.
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L’anima Psicologica (Clinica/Ipnosi): Capisco i meccanismi profondi della mente umana.
Quando un CEO mi dice “Non riesco a delegare perché i miei manager non sono pronti”, un coach normale lavorerebbe su tecniche di delega. Io, grazie all’occhio clinico, capisco in tre secondi se il problema è la competenza dei manager o l’ansia da controllo del CEO. E lavoro su quella. È chirurgia, non cerotti.
Cosa succede in una sessione di Coaching High-Ticket?
Non ci sono chiacchiere da bar. Si entra in una stanza (fisica o virtuale) dove vige la verità assoluta.
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Definizione dell’Obiettivo: Cosa vuoi ottenere davvero? (Spesso l’obiettivo dichiarato non è quello reale).
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Esplorazione delle Opzioni: Usiamo tecniche di PNL per allargare la mappa mentale. Se vedi solo due strade, il mio compito è fartene vedere cinque.
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Decisione e Piano d’Azione: Non si esce dalla stanza senza un “Chi fa Cosa entro Quando”.
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Accountability: Io sono colui che controllerà se hai fatto ciò che avevi promesso a te stesso.
A chi serve davvero?
Non serve a chi cerca un “amico a pagamento” per sfogarsi. Serve a:
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CEO solitari: Che non possono mostrare dubbi al team o al board.
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High Performer: Che vogliono passare da “bravi” a “leggendari”.
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Aziende in transizione: Passaggi generazionali, fusioni, crisi di crescita.
Conclusione
Se pensi di sapere già tutto, non ti serve un coach. Ma se hai l’ambizione di scoprire quanto lontano puoi andare se togli il freno a mano delle tue interferenze interne, allora ti serve un professionista al tuo fianco.
Un Business Coach non corre la gara al posto tuo. Ma si assicura che tu arrivi al traguardo intero, primo e con la voglia di correre ancora.



